Il 24 luglio 2026 la Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ha pubblicato il Regolamento (UE) 2026/1744 (EUR-Lex), il Digital Omnibus on AI, in vigore dal 27 luglio. Tra le modifiche all’AI Act figura la riscrittura integrale dell’articolo 4, la disposizione sull’alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale (AI literacy): l’obbligo per fornitori e deployer non è abrogato, ma cambia natura. Nel frattempo la Commissione europea e l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) danno un contenuto condiviso a che cosa significhi, in concreto, essere «alfabetizzati» all’IA. Conviene leggere i due piani insieme.
L’articolo 4 dell’AI Act: l’obbligo di alfabetizzazione fino al 27 luglio 2026
Nella versione originaria del Regolamento (UE) 2024/1689 (EUR-Lex), applicabile dal 2 febbraio 2025, l’articolo 4 imponeva a fornitori e deployer di adottare misure per «garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA» del proprio personale e di chi opera i sistemi per loro conto, tenuto conto delle conoscenze tecniche, dell’esperienza, dell’istruzione e del contesto d’uso. La formulazione era orientata al risultato: assicurare un livello adeguato, sia pure «nella misura del possibile».
La riscrittura del Digital Omnibus: da «garantire un livello sufficiente» a «sostenere lo sviluppo»
L’articolo 1, punto 5, del Regolamento (UE) 2026/1744 sostituisce integralmente l’articolo 4. Nel nuovo testo fornitori e deployer «adottano misure per sostenere lo sviluppo dell’alfabetizzazione in materia di IA» del personale e di chi opera i sistemi per loro conto, sempre tenendo conto di competenze, esperienza, istruzione e contesto. Il legislatore aggiunge una precisazione che sposta l’asse dell’obbligo: la disposizione «non impone ai fornitori o ai deployer di garantire alcun livello specifico di alfabetizzazione in materia di IA di un singolo individuo». Un secondo comma affida a Commissione e Stati membri il compito di sostenere e agevolare gli sforzi di fornitori e deployer, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese. Il passaggio, coerente con la logica di semplificazione dell’omnibus che abbiamo esaminato commentando la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, converte un obbligo di risultato in un obbligo di mezzi.
Il contenuto dell’alfabetizzazione: il framework AILit e DigComp 3.0
Se la norma non fissa più una soglia, resta da stabilire che cosa sia, in concreto, l’alfabetizzazione all’IA. A questa domanda risponde un quadro europeo ormai consolidato. Il framework «Empowering Learners for the Age of AI» (AILit), iniziativa congiunta di Commissione europea e OCSE con il supporto di Code.org, presentato in consultazione nel maggio 2025 e finalizzato nel 2026, articola l’alfabetizzazione per l’istruzione primaria e secondaria in quattro domini (Engage with AI, Create with AI, Manage AI, Design AI) e 22 competenze, e confluirà nella rilevazione PISA 2029. Sul versante delle competenze digitali dei cittadini, la quinta edizione del quadro europeo, DigComp 3.0 (Centro comune di ricerca, JRC, 2025), integra in modo trasversale la competenza in materia di IA e introduce per la prima volta oltre 500 esiti di apprendimento. Vi si affiancano i quadri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) sulle competenze in IA per studenti e docenti. Nessuno di questi strumenti è vincolante, ma insieme costituiscono il riferimento sostanziale del «cosa», là dove la norma si limita ora al «come».
Profili critici: un obbligo alleggerito e la bussola dei framework volontari
La combinazione merita attenzione. Da un lato, la riforma riduce il peso dell’adempimento: l’assenza di un livello garantito attenua il rischio di contestazioni sul «quanto» un singolo debba sapere, ma affida alla diligenza dell’operatore la misura effettiva dell’impegno. Dall’altro, proprio mentre la legge arretra sul risultato, la pedagogia avanza sul contenuto, offrendo criteri verificabili di ciò che l’alfabetizzazione dovrebbe comprendere. Riteniamo che il baricentro si sposti così dalla conformità formale alla qualità sostanziale della formazione: per fornitori e deployer l’obbligo permane come impegno di mezzi; per Commissione e Stati membri diventa un compito di promozione, con attenzione alle piccole e medie imprese. Il tema si inserisce nel più ampio quadro delle competenze digitali europee, di cui abbiamo dato conto commentando lo Stato del Decennio Digitale 2026.
Conclusioni
Dell’articolo 4 resta l’ossatura, non il vincolo di risultato: fornitori e deployer devono sostenere l’alfabetizzazione all’IA, senza doverne garantire un livello individuale. Il «cosa» è ormai affidato ai quadri europei, dall’AILit a DigComp 3.0, che diventano la bussola volontaria di chi voglia dare sostanza a un obbligo che la legge ha reso più lieve.
Autore: Avv. Valentina Grazia Sapuppo




