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Competenze digitali e lavoro nell’Unione europea: i dati dello Stato del Decennio Digitale 2026

Il 17 giugno 2026 la Commissione europea ha pubblicato la relazione sullo Stato del Decennio Digitale 2026, che misura i progressi dell’Unione europea (UE) verso gli obiettivi digitali fissati per il 2030. Tra le aree monitorate, le competenze digitali della popolazione e la disponibilità di una forza lavoro specializzata restano tra quelle più distanti dai traguardi previsti.

Gli obiettivi del Decennio Digitale per il 2030

Il quadro di riferimento è il programma strategico per il Decennio Digitale 2030 (Digital Decade Policy Programme, DDPP), che dal 2022 definisce obiettivi comuni e un ciclo di monitoraggio annuale sulla trasformazione digitale europea. Due dei traguardi riguardano direttamente le persone: portare ad almeno l’80% la quota di cittadini con competenze digitali di base e raggiungere 20 milioni di specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) occupati, corrispondenti a circa il 10% dell’occupazione. La relazione 2026 valuta i progressi in tema di infrastrutture digitali, digitalizzazione delle imprese, competenze digitali e servizi pubblici digitali, e formula raccomandazioni agli Stati membri.

Le competenze digitali di base della popolazione

Nel 2026 oltre il 60% degli europei possiede almeno competenze digitali di base. Al ritmo attuale di sviluppo, secondo la relazione, entro il 2030 la quota salirebbe soltanto al 68%, al di sotto del traguardo dell’80%. La stessa relazione proietta il raggiungimento dell’obiettivo al 2037, con sette anni di ritardo rispetto alla scadenza. I livelli più bassi si concentrano tra le persone anziane, tra chi proviene da contesti socio-economici più fragili e tra chi vive in aree rurali, dove il rischio di esclusione digitale è più marcato. La relazione osserva che i sistemi di formazione esistenti faticano a raggiungere i gruppi più difficili da coinvolgere e che gli investimenti tendono a concentrarsi sull’istruzione formale e sull’inclusione digitale generale.

La forza lavoro specializzata nelle tecnologie digitali

Sul fronte degli specialisti ICT il divario è più ampio. Nel 2025 questi lavoratori rappresentavano il 5% dell’occupazione totale, la metà del traguardo del 10% indicato per il 2030. In termini assoluti si contavano 10,5 milioni di specialisti occupati, a fronte dei 20 milioni fissati come obiettivo. La relazione individua diversi fattori strutturali. Il primo è il numero insufficiente di laureati in discipline ICT: nel 2023 in UE risultavano 2,7 laureati ogni 1.000 giovani, contro 3,7 negli Stati Uniti e 4,6 nel Regno Unito. Il secondo è il disallineamento tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle disponibili nella forza lavoro, accentuato dalla rapidità con cui evolvono tecnologie come l’intelligenza artificiale, il cloud e l’analisi dei dati. La relazione segnala inoltre che la domanda di competenze digitali avanzate si è estesa oltre il settore ICT, coinvolgendo sanità, manifattura, logistica e pubblica amministrazione.

Il divario di genere e le politiche per l’istruzione

La relazione rileva che le donne rappresentano meno del 20% degli specialisti ICT e che lo squilibrio è osservabile lungo l’intero percorso, dall’interesse per le materie scientifiche in età scolare fino alle carriere tecniche. In questo contesto la Commissione richiama il piano strategico per l’istruzione nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM Education Strategic Plan), avviato nel marzo 2025, che definisce un quadro di riferimento e di finanziamento per rafforzare la qualità dell’istruzione STEM e la partecipazione a questi percorsi. La relazione nota anche che l’obiettivo dell’80% di competenze di base è stato definito in una fase precedente alla diffusione dell’intelligenza artificiale e che l’alfabetizzazione all’IA resta al momento poco sviluppata.

Investimenti nazionali e coordinamento tra Stati membri

Il monitoraggio si appoggia alle tabelle di marcia nazionali per il Decennio Digitale. Complessivamente gli Stati membri hanno programmato 1.934 misure per un valore di 289,3 miliardi di euro, di cui 205,9 miliardi provenienti da bilanci pubblici, pari a circa l’1,09% del prodotto interno lordo (PIL) dell’Unione. La relazione segnala che quasi metà dei finanziamenti pubblici inclusi nelle tabelle di marcia dovrebbe esaurirsi entro la fine del 2026, con un rischio per la continuità degli interventi, e che il 64% delle raccomandazioni specifiche per Paese formulate nel 2025 risulta già affrontato.

Prospettive

La relazione indica che nel 2027 la Commissione riesaminerà gli obiettivi del programma strategico per il Decennio Digitale, per tenere conto della nuova legislazione, dell’evoluzione del contesto tecnologico e delle priorità dell’Unione oltre il 2030. Nel frattempo la Commissione invita gli Stati membri ad aggiornare le tabelle di marcia nazionali con misure concrete e sostenute finanziariamente. Restano da definire l’allineamento dei futuri finanziamenti europei, tra cui il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) e il Fondo per la competitività, con gli obiettivi del Decennio Digitale, e la misura in cui il ritmo di sviluppo delle competenze potrà avvicinarsi ai traguardi fissati per il 2030.

In dialogo con l’Agenda 2030

  • Obiettivo 4 (Istruzione di qualità). Le competenze digitali di base e la formazione degli specialisti dipendono da sistemi di istruzione capaci di raggiungere anche i gruppi più difficili da coinvolgere.
  • Obiettivo 5 (Parità di genere). La quota di donne tra gli specialisti ICT, inferiore al 20%, segnala uno squilibrio lungo tutto il percorso formativo e professionale.
  • Obiettivo 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). La disponibilità di una forza lavoro qualificata incide sulla qualità dell’occupazione e sulla capacità produttiva dell’Unione.
  • Obiettivo 10 (Ridurre le disuguaglianze). I divari nelle competenze digitali si concentrano tra le persone anziane, nelle aree rurali e nei contesti socio-economici più fragili.

Fonti


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