Il 15 ottobre 2026 il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN DESA) ha presentato a New York il World Social Report 2026, dal titolo «The New Economics of Social Inclusion: Making Transformations Work for All». Il rapporto esamina il legame tra le trasformazioni economiche, digitali ed energetiche in corso e l’inclusione sociale, e indica priorità di politica pubblica a livello nazionale e internazionale.
Il rapporto e la sua impostazione
Secondo l’avviso per i media pubblicato dalle Nazioni Unite, la presentazione si è svolta il 15 ottobre 2026 a New York, con un messaggio video del Segretario generale António Guterres e gli interventi di due esponenti di UN DESA, Bjørg Sandkjær e Rashmi Banga.
Il rapporto definisce l’inclusione sociale come il processo di miglioramento delle condizioni di partecipazione alla società delle persone svantaggiate, attraverso opportunità, risorse, voce e rispetto dei diritti. La tesi di fondo, riportata nel comunicato di UN DESA, è che le trasformazioni siano inevitabili mentre l’esclusione non lo è: investire presto nell’inclusione risulta, secondo il rapporto, non solo più equo ma anche economicamente conveniente. Le evidenze analizzate riguardano 168 paesi nell’arco di 25 anni.
I dati di riferimento
Il comunicato e il testo del rapporto riportano alcuni dati sul quadro di partenza. Nel 2025 circa 2,2 miliardi di persone, pari al 26% della popolazione mondiale, risultavano senza accesso a internet. Nel 2023 il 47,6% della popolazione mondiale, circa 3,8 miliardi di persone, non riceveva alcuna prestazione di protezione sociale. Tra il 2000 e il 2024 la disuguaglianza di reddito è aumentata in più di 50 paesi, tra cui 23 ad alto reddito.
Quanto al rischio climatico, il comunicato indica che, su 1,1 miliardi di persone in condizione di povertà multidimensionale, 887 milioni sono esposte ad almeno un rischio climatico rilevante. Sul piano dei costi, il rapporto stima che ritardare di dieci anni gli investimenti in protezione sociale comporti una perdita fino al 12% del prodotto rispetto ai paesi che investono subito. Per i livelli minimi universali di protezione sociale nei paesi a basso e medio reddito, il testo indica un fabbisogno di circa il 3,3% del prodotto interno lordo (PIL), pari a circa 1.400 miliardi di dollari l’anno.
Il cruscotto SIT e il divario di conversione
Il rapporto introduce il cruscotto Socially Inclusive Transformation (SIT), che copre 168 paesi dal 2000 al 2024 e si articola in due pilastri: la trasformazione, che considera i processi economici, energetici e digitali, e l’inclusività, che considera l’equità economica e l’equità sociale. I punteggi SIT più elevati sono attribuiti a Malta, Irlanda e Danimarca, mentre la maggior parte dei paesi africani si colloca su livelli inferiori e i risultati dei paesi asiatici risultano molto variabili. Le aree più deboli, secondo il testo, sono l’equità sociale e la trasformazione energetica.
Il cruscotto evidenzia un c.d. divario di conversione (conversion gap): paesi con livelli simili di reddito o di trasformazione ottengono esiti molto diversi in termini di inclusione. Nessuno dei primi cinque paesi per il pilastro della trasformazione (Malta, Irlanda, Stati Uniti, Singapore, Cina) figura tra i primi cinque per il pilastro dell’inclusività (Belgio, Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Svezia). Il rapporto ne ricava che la trasformazione non produce inclusione in modo automatico e che le politiche nazionali, le istituzioni e le scelte di governance determinano chi contribuisce al cambiamento e ne beneficia.
Le priorità indicate dal rapporto
Il rapporto propone quattro priorità nazionali. La prima riguarda lo sviluppo delle capacità di adattamento delle persone, attraverso istruzione, apprendimento permanente, competenze digitali e di intelligenza artificiale, sistemi sanitari e protezione sociale universale. La seconda riguarda l’accesso universale a una connettività digitale a costi sostenibili e a un’energia affidabile e sostenibile, comprese soluzioni fuori rete per le comunità non servite. La terza riguarda mercati del lavoro inclusivi, con lavoro dignitoso, parità retributiva, prestazioni portabili e programmi attivi per il lavoro. La quarta riguarda una più ampia condivisione della prosperità, mediante istituzioni di determinazione dei salari, contrattazione collettiva, partecipazione agli utili e tassazione progressiva.
A livello internazionale il rapporto richiama l’ampliamento dello spazio fiscale, l’accesso a finanza per lo sviluppo di lungo periodo a costi sostenibili, la riduzione degli oneri del servizio del debito, un più ampio accesso alla tecnologia e alle infrastrutture digitali e una governance globale più rappresentativa. Sul piano della misurazione, indica di affiancare al PIL misure complementari che rilevino la qualità, la distribuzione e la durata del progresso.
Prospettive
Il rapporto è una pubblicazione di analisi e di raccomandazioni di UN DESA. Il testo richiama l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e il suo principio di non lasciare indietro nessuno, nonché la Doha Political Declaration, riferita al secondo Vertice mondiale per lo sviluppo sociale del 2025.
Restano da definire le modalità con cui i singoli paesi recepiranno le priorità indicate, le risorse destinate a protezione sociale, connettività ed energia e l’eventuale adozione di misure complementari al PIL nella programmazione nazionale: il rapporto stesso attribuisce un ruolo decisivo alle politiche, alle istituzioni e alle scelte di governance di ciascun paese. Il cruscotto SIT, che copre il periodo 2000-2024, offre un riferimento per confrontare nel tempo i risultati dei diversi paesi.
In dialogo con l’Agenda 2030
- Obiettivo 1 (Sconfiggere la povertà). Il rapporto indica che 887 milioni dei 1,1 miliardi di persone in povertà multidimensionale sono esposte ad almeno un rischio climatico rilevante e stima in circa il 3,3% del PIL il costo dei livelli minimi universali di protezione sociale nei paesi a basso e medio reddito.
- Obiettivo 4 (Istruzione di qualità). Istruzione, apprendimento permanente e competenze digitali e di intelligenza artificiale sono indicati tra gli strumenti per sviluppare le capacità di adattamento delle persone.
- Obiettivo 7 (Energia pulita e accessibile). L’accesso universale a un’energia affidabile e sostenibile, comprese soluzioni fuori rete, rientra tra le priorità nazionali del rapporto.
- Obiettivo 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). Lavoro dignitoso, parità retributiva, prestazioni portabili e programmi attivi per il lavoro sono richiamati tra le condizioni per mercati del lavoro inclusivi.
- Obiettivo 10 (Ridurre le disuguaglianze). Il rapporto segnala l’aumento della disuguaglianza di reddito in più di 50 paesi tra il 2000 e il 2024 e colloca contrattazione collettiva e tassazione progressiva tra le misure per condividere la prosperità.
- Obiettivo 17 (Partnership per gli obiettivi). Spazio fiscale, finanza per lo sviluppo, riduzione degli oneri del debito, accesso alla tecnologia e governance globale più rappresentativa sono richiamati come misure di cooperazione internazionale.
Fonti
- UN DESA, comunicato «As societies transform, people are falling behind, with rising costs of exclusion, new UN report warns»: https://www.un.org/en/desa/as-societies-transform-people-are-falling-behind-with-rising-costs-of-exclusion-new-un-report-warns
- Nazioni Unite, Sustainable Development, comunicato stampa sul World Social Report 2026: https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2026/10/world-social-report-2026-press-release/
- Nazioni Unite, Sustainable Development, avviso per i media sul lancio del World Social Report 2026: https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2026/10/media-advisory-wsr/
- UN DESA, World Social Report 2026: The New Economics of Social Inclusion; Making Transformations Work for All, testo integrale: https://desapublications.un.org/file/23087/download










