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L’eticista dell’IA diventa una professione: la norma EN 18274 e le competenze richieste

Per anni l’“eticista dell’intelligenza artificiale” è stato un titolo autoattribuito, privo di contorni verificabili. Ora il quadro cambia: in seno al CEN-CLC/JTC 21 è in dirittura di arrivo la norma EN 18274, lo standard europeo sui requisiti di competenza per gli AI ethicist professionali, mentre le associazioni di categoria, come l’Association of AI Ethicists, lavorano al riconoscimento della professione. Chi certifica, e come, chi vigila sull’etica delle macchine?

Che l’etica dell’Intelligenza Artificiale non possa ridursi a un esercizio dichiarativo lo sosteniamo da tempo: dai principi per un’IA antropocentrica alla loro traduzione in requisiti verificabili, il passaggio decisivo è sempre quello dalle enunciazioni alle competenze di chi deve attuarle. Ed è esattamente su questo crinale che si colloca una novità di rilievo del cantiere europeo di normazione: la norma EN 18274, “Competence requirements for professional AI ethicists”, elaborata in seno al comitato tecnico congiunto CEN-CLC/JTC 21 e giunta, dopo l’inchiesta pubblica sulla prEN 18274:2025, allo stadio di progetto finale di norma europea – Final Draft European Standard, FprEN (FprEN 18274:2026). Chi scrive, che ai lavori di normazione partecipa e che è iscritto, quale membro, all’Association of AI Ethicists, ritiene questa la sede opportuna per fare il punto, sulla base delle sole informazioni pubbliche disponibili.

Cosa prevede lo standard: conoscenze, abilità, attitudini

Secondo la presentazione pubblica del documento, lo standard fornisce un quadro sistematizzato delle competenze degli eticisti dell’IA, classificandole in conoscenze, abilità e attitudini connesse alle specifiche attività e ai compiti del ruolo, e individua i requisiti e le raccomandazioni necessari affinché le persone possano operare efficacemente come eticisti dell’IA.

Due tratti meritano sottolineatura. Il primo è l’ancoraggio valoriale europeo: le competenze richieste comprendono una solida comprensione dei valori europei e dei diritti fondamentali. Non un’etica qualunque, dunque, ma quella che si radica nella Carta dei diritti fondamentali e nel patrimonio costituzionale comune: il medesimo ancoraggio che informa l’AI Act.

Il secondo è la natura abilitante, non prescrittiva: il documento non impone regole obbligatorie, ma offre piuttosto un riferimento strutturato per lo sviluppo di programmi di formazione e di schemi di certificazione professionale, con l’obiettivo dichiarato di supportare le organizzazioni nel definire i ruoli e nel selezionare personale qualificato.

Perché uno standard sulle persone

Come può facilmente comprendersi, la norma EN 18274 appartiene a una famiglia diversa rispetto alle norme di sistema di gestione o di prodotto: è uno standard sulle persone. La sua funzione naturale è quella di fondare percorsi formativi e schemi di certificazione delle competenze professionali, secondo l’architettura consolidata dell’accreditamento: i requisiti di competenza definiti dalla norma tecnica, gli organismi che valutano e certificano le competenze delle persone secondo lo Standard ISO/IEC 17024, l’ente di accreditamento a garanzia dell’affidabilità del sistema.

Il rilievo per il mercato è concreto: quando lo schema sarà maturo, la qualifica di eticista dell’IA potrà cessare di essere un’etichetta reputazionale e diventare una qualifica verificata da un terzo indipendente, con requisiti di ingresso, mantenimento e aggiornamento. Un percorso che altre figure professionali dell’ecosistema digitale, dagli auditor dei sistemi di gestione ai professionisti della sicurezza delle informazioni, hanno già compiuto.

Né va trascurato il raccordo con il diritto cogente: nell’AI Act la dimensione umana della governance è pervasiva, dalla sorveglianza umana ex articolo 14 all’alfabetizzazione in materia di IA ex articolo 4, fino alla valutazione d’impatto sui diritti fondamentali ex articolo 27. Tutte funzioni che presuppongono, nelle organizzazioni, competenze etico-giuridiche strutturate: esattamente ciò che lo standard si propone di rendere identificabili.

Il fronte associativo: l’Association of AI Ethicists

Accanto alla normazione tecnica corre il movimento associativo. L’Association of AI Ethicists – AAIE, con sede in Francia, dichiara la propria missione nei seguenti termini: l’Association of AI Ethicists esiste per promuovere e tutelare gli interessi professionali degli eticisti dell’IA e degli altri professionisti che operano nel campo dell’IA etica; ciò include il sostegno al riconoscimento e all’avanzamento della professione, nonché la fornitura di supporto e risorse ai propri membri.

Significativo, per ciò che qui interessa, l’impegno sul fronte della qualificazione: l’associazione dichiara di sviluppare e promuovere un solido programma di certificazione per eticisti dell’IA professionisti, che offra alle persone uno standard di competenza riconosciuto, anche divenendo un interlocutore diretto degli organismi di normazione come ISO/IEC e CEN-CENELEC. La convergenza tra il fronte associativo e quello normativo è, a nostro avviso, il segnale più chiaro della maturazione in corso: la professione si sta dando, insieme, una comunità, un corpo di competenze condivise e, presto, uno strumento europeo di riferimento.

Profili critici

Tre, i nodi che restano aperti. In primo luogo, il rischio di ethics washing di ritorno: la disponibilità di una qualifica certificata non deve trasformare l’eticista in un timbro di conformità morale apposto a valle di decisioni già prese; la collocazione organizzativa e l’indipendenza della funzione contano quanto le competenze. In secondo luogo, il rapporto con le professioni regolamentate: le attività dell’eticista dell’IA intersecano valutazioni giuridiche che, negli ordinamenti nazionali, appartengono a professioni ordinistiche, e il confine andrà presidiato con attenzione. Infine, l’effettività: uno standard di competenze vive di schemi di certificazione seri, di organismi competenti e di domanda di mercato consapevole; in difetto, resterà un riferimento colto per addetti ai lavori.

Conclusioni

La parabola è riconoscibile: come già per gli auditor e per i professionisti della privacy, anche per l’etica dell’IA la credibilità della funzione passa dalla verificabilità delle competenze. La norma EN 18274, una volta pubblicata, offrirà all’Europa il vocabolario comune; alle associazioni, alle organizzazioni e agli organismi di certificazione spetterà trasformarlo in prassi.

Alla luce di quanto esposto, ci si domanda se il mercato saprà accogliere questa professionalizzazione senza svuotarla, dando vita a schemi di qualificazione seri, e non a un semplice rilascio di attestati, così da offrire alle organizzazioni ciò di cui l’era dell’IA ha più bisogno: persone competenti, indipendenti e responsabili a presidio della dignità umana nelle decisioni delle macchine.

Autore: Avv. Valentina Grazia Sapuppo