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Acqua potabile: come arriva nelle nostre case? L’Intelligenza Artificiale alla prova delle reti idriche

Rendere le città inclusive, sicure, durature e sostenibili è l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU. Ma in Italia oltre il 42% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione va ancora perso, e nel 2024 i prelievi per uso potabile hanno toccato il livello più basso degli ultimi venticinque anni. Tra PNRR, Internet of Things e algoritmi predittivi, come faranno i comuni italiani a garantire l’acqua potabile nelle case dei propri abitanti?

Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili rientra tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile. Con il PNRR l’Italia ha deciso di salvaguardare le risorse idriche per garantire l’acqua potabile nelle case dei cittadini, anche grazie all’uso dei sistemi di Intelligenza Artificiale per una gestione efficace, efficiente e sostenibile dei servizi idrici. Come faranno i comuni italiani a compiere scelte così importanti?

Le sfide per i comuni italiani

L’attuale crisi climatica e il forte surriscaldamento globale lanciano una sfida senza precedenti: quella di operare scelte amministrative importanti per garantire la disponibilità di acqua potabile nelle case dei cittadini e combattere lo stress idrico. È noto, infatti, che diversi sono i comuni i quali, durante i mesi estivi, si trovano a combattere il fenomeno della siccità. Storicamente, tale emergenza è stata gestita attraverso scelte di approvvigionamento di corto respiro, dalla fornitura limitata tramite autobotti ai razionamenti; oggi i sistemi di Intelligenza Artificiale consentono di operare scelte strategiche di natura diversa e, soprattutto, di aggredire il problema centrale: gli sprechi che si verificano negli acquedotti, grazie anche alla tecnologia Internet of Things – IoT.

I numeri più recenti restituiscono la misura del problema. Secondo il report ISTAT «Le statistiche sull’acqua | Anni 2020-2024», le perdite idriche totali in distribuzione si attestano, in media nazionale, al 42,4% del volume immesso in rete (dato riferito al 2022), con punte del 45,5% nelle gestioni in economia, a fronte del 41,9% delle gestioni specializzate. E il quadro congiunturale non è meno severo: il focus ISTAT diffuso nel marzo 2026 rileva che «nel 2024, in Italia sono stati prelevati 8,87 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile: il livello più basso degli ultimi 25 anni»; che «nel 2024, i residenti coinvolti da misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua nei capoluoghi […] sono oltre un milione (5,8% della popolazione)»; e che «nel 2025, 2,7 milioni di famiglie dichiarano di aver riscontrato irregolarità nel servizio di erogazione».

Il PNRR e la digitalizzazione delle reti

Su questo fronte si è innestato l’investimento del PNRR dedicato alla «riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua, compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti» (M2C2, investimento 4.2). Come comunicato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, «sono dunque stati assegnati complessivamente 1.900 milioni di euro a 103 interventi», con l’obiettivo dichiarato «di costruire almeno 45.000 km di rete idrica a livello distrettuale entro il 31 marzo 2026». La distrettualizzazione e il monitoraggio digitale delle reti sono, del resto, il presupposto tecnico perché gli algoritmi predittivi possano operare: senza sensori e senza dati, nessuna Intelligenza Artificiale può individuare una perdita.

Un esempio virtuoso: l’Acquedotto 4.0 di Santarcangelo di Romagna

Le nuove tecnologie di Intelligenza Artificiale possono certamente rendersi utili per supportare scelte volte a realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Un esempio virtuoso è rappresentato dal Comune di Santarcangelo di Romagna che, al fine di efficientare le reti idriche urbane, nel 2021 ha dato avvio al progetto Acquedotto 4.0 in collaborazione con l’Università di Bologna, il Gruppo Hera e Rezatec.

I risultati della sperimentazione, condotta inizialmente su 500 chilometri di rete, sono stati resi noti dallo stesso Gruppo Hera: «l’algoritmo ha permesso di individuare il 35% della rete santarcangiolese su cui si è verificato il 69% delle rotture». In altri termini: concentrando le manutenzioni su poco più di un terzo della rete, si previene la larghissima parte delle rotture. Sulla scorta di tali esiti, «dopo una prima sperimentazione nei comuni di Santarcangelo di Romagna, Riccione e Cattolica, nel corso del 2021 il progetto si estenderà anche nel territorio di Forlì-Cesena, coinvolgendo complessivamente 2.800 km di rete».

Non è, del resto, un caso isolato nel panorama dei gestori: la manutenzione predittiva delle reti idriche costituisce ormai uno dei terreni applicativi più maturi dell’IA nei servizi pubblici locali, proprio perché il beneficio è misurabile e la posta in gioco, l’acqua, è un bene comune per definizione.

L’acqua come terreno di verifica della smart city

Giova infine una notazione di sistema. Il rapporto ISTAT ricordava già nel 2022 che «l’acqua e l’insieme dei servizi a essa correlati sono elementi imprescindibili per la sostenibilità ambientale, il benessere dei cittadini e la crescita economica», richiamando i Goal 6, 13 e 14 dell’Agenda 2030. La gestione idrica è forse il terreno applicativo più concreto della c.d. smart city: qui l’Intelligenza Artificiale non solleva i dilemmi della sorveglianza degli spazi pubblici, ma chiede comunque governance dei dati, qualità delle informazioni e investimenti infrastrutturali di lungo periodo. La tecnologia, da sola, non ripara le condotte: servono scelte amministrative lungimiranti e una regia pubblica capace di misurarne gli esiti.

Conclusioni

Il paradosso italiano dell’acqua è tutto nei numeri: il livello di prelievi più basso da venticinque anni convive con perdite di rete superiori al 42% e con oltre un milione di cittadini soggetti a razionamenti. La strada è tracciata, tra distrettualizzazione delle reti finanziata dal PNRR e manutenzione predittiva affidata agli algoritmi; i primi risultati, come dimostra l’esperienza di Santarcangelo di Romagna, ci sono.

Alla luce di quanto esposto, ci si domanda se gli enti locali e i gestori sapranno trasformare la sperimentazione in prassi ordinaria, portando gli investimenti del PNRR oltre la fase pilota e traducendoli in reti distrettualizzate, sensori e manutenzione predittiva stabili, così da garantire ai cittadini, a partire dai territori più fragili, il più essenziale dei servizi: l’acqua potabile nelle proprie case.

Autore: Avv. Valentina Grazia Sapuppo


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