Nel 2023 oltre la metà delle imprese europee che hanno cercato specialisti informatici non è riuscita a trovarli: è in questa carenza strutturale che affonda le radici il mercato della consulenza sull’Intelligenza Artificiale. Ma cosa distingue un AI Consultant da un venditore di entusiasmo? Le fonti internazionali, la deontologia della funzione e il perimetro di competenze che la norma UNI 11621-8:2026 ha fissato per la prima volta in Europa.
Vi è un dato, ufficiale e poco commentato, che spiega da solo l’esistenza di questo mestiere. Secondo l’istituto statistico dell’Unione europea, «in 2023, 57.5% of EU enterprises that recruited or tried to recruit ICT specialists had difficulties in filling ICT vacancies» (Eurostat) (testo in lingua originale), e la causa più frequente è stata la mancanza stessa di candidature. Quando più di un’impresa su due non riesce ad assumere le competenze digitali che cerca, quelle competenze vengono acquistate sul mercato dei servizi: è lo spazio economico dell’AI Consultant, la figura che guida le organizzazioni nell’integrazione strategica dell’IA, valutando rischi e benefici e presidiando la conformità.
Un mestiere reale, senza casella nei repertori
Va detto con franchezza: nei repertori occupazionali ufficiali statunitensi una voce “AI Consultant” non esiste. La figura si ricostruisce dalla prassi delle grandi società di servizi professionali e, per il metodo di fondo, dalle occupazioni affini dell’analisi gestionale, per le quali il repertorio Occupational Information Network – O*NET del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti indica compiti quali «Analyze data gathered and develop solutions or alternative methods of proceeding» (O*NET) (testo in lingua originale).
La prassi dell’industria, per contro, è eloquente. Una delle maggiori practice internazionali descrive così il proprio lavoro sull’IA: «designing, building and scaling cutting-edge AI and agentic AI solutions that accelerate strategic imperatives and enable people to trust the AI models that support them», avvertendo che «to successfully scale AI, the right strategy, data, architecture, security and governance need to be in place and aligned with business goals» (IBM) (testi in lingua originale). Strategia, dati, architettura, sicurezza, governance: il consulente serio lavora su tutti e cinque i piani, o non sta consigliando, sta vendendo.
Il lavoro, visto da vicino
Nella concreta operatività, il valore del consulente si misura in quattro momenti. All’inizio, nella valutazione di partenza: leggere maturità dei dati, processi e competenze del cliente per distinguere i casi d’uso ad alto valore da quelli velleitari, perché la storia recente dell’adozione dell’IA è piena di progetti pilota nati senza una domanda chiara e mai giunti alla produzione. Poi nella strategia: costruire la roadmap, confrontare le alternative, dal modello proprietario a quello aperto, stimare costi e dipendenze di fornitura. Quindi nella conformità: padroneggiare il Regolamento (UE) 2024/1689, c.d. AI Act, il Regolamento (UE) 2016/679, c.d. GDPR, e gli strumenti volontari come il sistema di gestione fondato sullo Standard UNI CEI ISO/IEC 42001, traducendo gli obblighi in scelte progettuali. Infine nell’accompagnamento: formazione, ridisegno dei processi, metriche di successo. Il valore dell’IA, infatti, non si genera all’acquisto della tecnologia, ma nella capacità dell’organizzazione di usarla con controllo.
La domanda europea, tra carenze e ruoli emergenti
Che l’Europa chieda queste competenze lo dicono le analisi ufficiali sul fabbisogno. L’analisi dei fabbisogni di competenze sull’IA del progetto Artificial Intelligence Skills Alliance – ARISA, cofinanziato dall’Unione, registra l’emergere dei ruoli di indirizzo e supporto: «AI management & support roles are also emerging with the most foreseen need for AI strategists, AI ethics officers and AI quality controller» (ARISA) (testo in lingua originale). E il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale – CEDEFOP, nella prima indagine europea sulle competenze e l’IA, avverte che l’aggiornamento delle persone sarà la leva decisiva della transizione, osservando che «upskilling, reskilling and investing in AI literacy will be crucial drivers of a human-centred AI revolution» (CEDEFOP) (testo in lingua originale): esattamente il terreno su cui la consulenza si giudica, perché il buon consulente lascia al cliente capacità propria, non dipendenza.
Deontologia e competenze verificabili
L’AI Consultant opera in una posizione di forte asimmetria informativa rispetto al cliente: ne discendono doveri di indipendenza nelle raccomandazioni, di trasparenza sui limiti delle tecnologie proposte e di rifiuto delle promesse miracolistiche. In Italia, la norma UNI 11621-8:2026 ha dato al profilo un perimetro di competenze secondo la metodologia dell’e-Competence Framework europeo, la norma UNI EN 16234-1, e chi intenda farsi attestare tali competenze può sottoporsi a valutazione presso un organismo accreditato secondo lo Standard UNI CEI EN ISO/IEC 17024, nel quadro della Circolare informativa Accredia DC n. 21/2026 (Accredia): un criterio oggettivo, finalmente, per distinguere il professionista dall’improvvisatore.
Conclusioni
Il mercato della consulenza sull’IA è figlio di una carenza documentata dalle statistiche europee e destinata a durare. Proprio per questo la qualità della consulenza è una questione di interesse generale: dove il consiglio è debole, l’errore si moltiplica per tutte le organizzazioni che lo hanno comprato.
Alla luce di quanto esposto, ci si domanda se la domanda impetuosa di consulenza sull’Intelligenza Artificiale saprà premiare chi dimostra competenze verificate e indipendenza di giudizio; il mercato, ora, dispone degli strumenti per pretendere entrambe.
Fonti
- Accredia, Circolare informativa DC N. 21/2026
- ARISA, “Europe’s most needed AI skills and roles”
- CEDEFOP, “Skills empower workers in the AI revolution”
- Eurostat, “ICT specialists – statistics on hard-to-fill vacancies in enterprises”
- IBM Consulting, “AI Services and Consulting”
- O*NET OnLine, “Management Analysts”
- UNI, comunicato del 30 aprile 2026 sulla norma UNI 11621-8:2026




