Il 24 settembre 2026, nella settimana ad alto livello dell’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, si è tenuta la seconda riunione plenaria ad alto livello sull’innalzamento del livello del mare. La riunione ha come esito una dichiarazione negoziata fra gli Stati e concordata per consenso, articolata in quattro pilastri, che affronta anche le questioni giuridiche della stabilità delle zone marittime e della continuità della statualità.
Il percorso della riunione del 24 settembre 2026
La riunione è stata convocata in base alla decisione 78/558 dell’Assemblea generale del 1° agosto 2024, che ha previsto una plenaria di un giorno dedicata all’innalzamento del livello del mare entro l’ultimo giorno del dibattito generale dell’81ª sessione. La decisione stabilisce che l’incontro si concluda con una dichiarazione concisa, orientata all’azione, negoziata a livello intergovernativo e adottata per consenso, senza costituire un precedente per riunioni analoghe. La prima riunione ad alto livello sul tema si era svolta il 25 settembre 2024.
Il 5 dicembre 2025 la Presidenza dell’Assemblea generale ha nominato come cofacilitatori dei negoziati i Rappresentanti permanenti dell’Australia, James Martin Larsen, e di Capo Verde, Tania Serafim Yvonne Romualdo. Fra metà marzo e metà aprile 2026 il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (DESA) ha condotto una consultazione online dei portatori di interesse, che ha raccolto 1.072 contributi su quattro aree tematiche. Il 22 maggio 2026 è stato pubblicato il rapporto del Segretario generale A/81/74 sulle sfide connesse all’innalzamento del livello del mare. Il progetto finale di dichiarazione, approvato con procedura del silenzio, è stato trasmesso agli Stati membri il 20 agosto 2026; la versione anticipata e non revisionata del testo è disponibile sul portale delle Nazioni Unite dedicato agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.
I dati di riferimento
Secondo le Nazioni Unite, quasi 900 milioni di persone vivono in zone costiere a bassa quota e oltre un miliardo potrebbe risultare esposto entro il 2050. Il tasso di innalzamento del livello medio globale del mare nel periodo 2014-2023 è stato più del doppio di quello registrato nel primo decennio di misurazioni satellitari, fra il 1993 e il 2002. Sulla base delle stime del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), il livello del mare dovrebbe aumentare in media da 15 a 30 centimetri entro il 2050.
Per il 2100 l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) stima un aumento di almeno mezzo metro, mentre le proiezioni più pessimistiche richiamate nel rapporto A/81/74 arrivano a due metri. Per Stati del Pacifico come Tuvalu, Kiribati e le Isole Marshall, il cui territorio si trova in gran parte a circa due metri sul livello del mare, l’esposizione riguarda l’abitabilità stessa del territorio. Fra gli effetti indicati dalla dichiarazione figurano inondazioni, perdita di suolo, salinizzazione dei terreni agricoli e delle acque dolci, erosione costiera e aumento del rischio di malattie trasmesse dall’acqua.
I quattro pilastri della Dichiarazione
Il primo pilastro riguarda conoscenza, dati e scienza. Il testo richiama i lavori dell’IPCC, della Piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES) e del Processo regolare di valutazione dello stato dell’ambiente marino, oltre ai saperi tradizionali e dei popoli indigeni. Riconosce il coordinamento dei dati svolto dall’OMM e dalla Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO e si impegna a rafforzare osservazione, raccolta e modellazione dei dati, compresi i dati batimetrici, topografici e satellitari, il Sistema globale di osservazione degli oceani e il Sistema globale di osservazione del livello del mare, insieme ai sistemi di allerta precoce multirischio.
Il secondo pilastro è dedicato ad adattamento, finanza e resilienza. La dichiarazione chiede maggiori risorse finanziarie pubbliche e private per i Paesi in via di sviluppo, in particolare i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS) e i Paesi meno sviluppati, procedure di accesso ai fondi semplificate ed erogazioni tempestive e prevedibili. Indica le soluzioni basate sulla natura, come la tutela di mangrovie, barriere coralline, zone umide costiere, foreste di alghe e praterie di fanerogame, e richiede di integrare le proiezioni sul livello del mare nella progettazione delle infrastrutture critiche, fra cui porti, energia, trasporti, sistemi idrici, strutture sanitarie, telecomunicazioni e infrastrutture digitali.
Il terzo pilastro tratta mezzi di sussistenza, sfide socioeconomiche, cultura e patrimonio. Il testo sollecita l’integrazione dei rischi nella protezione sociale e nella pianificazione dello sviluppo, sostiene le scelte volontarie delle comunità colpite e la mobilità in condizioni di dignità, nel rispetto del diritto internazionale, e chiede la piena partecipazione di donne, giovani, persone con disabilità, popoli indigeni e comunità locali ai processi decisionali. La protezione e la documentazione del patrimonio culturale, anche attraverso la digitalizzazione, sono indicate come priorità.
La dimensione giuridica: zone marittime, statualità e protezione delle persone
Il quarto pilastro afferma che il diritto internazionale costituisce il fondamento dell’azione e richiama l’esigenza di stabilità, certezza e prevedibilità giuridica. La dichiarazione prende atto del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico, reso il 23 luglio 2025, e del rapporto finale del Gruppo di studio della Commissione del diritto internazionale sull’innalzamento del livello del mare in relazione al diritto internazionale.
Sulle zone marittime, il testo afferma che, una volta stabilite in conformità alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), gli Stati possono mantenerle nonostante i cambiamenti fisici prodotti dall’innalzamento del mare, ferma restando la facoltà di aggiornarle. Sulla statualità, richiama il principio per cui la scomparsa di uno degli elementi costitutivi di uno Stato non comporta necessariamente la perdita della qualità di Stato e afferma una presunzione a favore della sua continuità, estesa a sovranità, diritti sovrani e appartenenza alle Nazioni Unite. Per le persone colpite, sottolinea l’obbligo degli Stati di rispettare, proteggere e realizzare i diritti umani e incoraggia la cooperazione internazionale.
Alcuni Stati hanno già adottato soluzioni specifiche. Tuvalu ha annunciato nel 2022 il progetto di “nazione digitale”, che prevede il trasferimento in ambiente digitale delle funzioni amministrative, la scansione tridimensionale delle isole e l’archiviazione digitale del patrimonio culturale. Il Trattato dell’Unione Falepili, concluso nel 2023 fra Tuvalu e Australia, riconosce la continuità della statualità di Tuvalu e istituisce un canale di visti dedicato ai suoi cittadini.
Prospettive
La dichiarazione riconosce che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e l’Accordo di Parigi restano le sedi principali per la risposta globale al cambiamento climatico e chiede di non duplicare gli strumenti esistenti. Sul seguito, prevede un dialogo al più alto livello, l’integrazione del tema in tutti i processi pertinenti e la convocazione di un’ulteriore riunione ad alto livello entro la fine dell’84ª sessione dell’Assemblea generale, con portata e modalità da definire al più tardi nell’83ª sessione. Restano da definire l’entità delle risorse finanziarie da mobilitare, i meccanismi di verifica degli impegni e la versione ufficiale revisionata del testo.
In dialogo con l’Agenda 2030
Obiettivo 13. Lotta contro il cambiamento climatico: la dichiarazione collega l’innalzamento del livello del mare al riscaldamento degli oceani e alla fusione dei ghiacci e richiama adattamento, mitigazione e sistemi di allerta precoce.
Obiettivo 14. Vita sott’acqua: il testo richiama la UNCLOS, la stabilità delle zone marittime e la tutela degli ecosistemi costieri e marini come mangrovie, barriere coralline e praterie di fanerogame.
Obiettivo 11. Città e comunità sostenibili: la dichiarazione chiede di integrare le proiezioni sul livello del mare nella pianificazione delle infrastrutture critiche e di proteggere il patrimonio culturale, anche mediante digitalizzazione.
Obiettivo 16. Pace, giustizia e istituzioni solide: il quarto pilastro riguarda certezza del diritto, continuità della statualità, mantenimento delle funzioni istituzionali e protezione dei diritti umani delle persone colpite.
Fonti
- Presidenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, High-level Meeting to Address the Existential Threats Posed by Sea-level Rise, 24 settembre 2026
- Nazioni Unite, DESA, Sea-Level Rise Declaration 2026
- Nazioni Unite, UN Declaration on Sea Level Rise, versione anticipata non revisionata
- Segretario generale delle Nazioni Unite, A/81/74, Challenges related to sea level rise and ways and approaches to address it, 22 maggio 2026
- Assemblea generale delle Nazioni Unite, Decisione 78/558, Enhancing action on sea level rise (A/78/L.101), 1° agosto 2024
- Nazioni Unite, Focus: Sea level rise
- UN News, The world comes to New York: What’s at stake this General Assembly High-Level Week, 16 settembre 2026
- UN News, When a country goes underwater: Island States fight for their future, 22 settembre 2026








