Un’intelligenza artificiale che non si limiti a competere, ma che serva. È questa, in estrema sintesi, la proposta di AI AnthropoCosmic, il progetto internazionale promosso dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale dell’Università Pontificia Salesiana di Roma, guidata dal Decano Prof. Fabio Pasqualetti, e presentato con il comunicato stampa del 10 luglio 2026. Il payoff scelto è netto: “Per un’IA a servizio dell’Uomo, dell’Ambiente e del Cosmo. Senza conoscenza la distanza tra la tecnologia e la vita è un abisso.” Non si tratta, però, di un esercizio retorico: il progetto si dà un obiettivo dichiaratamente operativo, cioè “contribuire alla definizione di linee guida condivise capaci di orientare politiche pubbliche, standard tecnici e modelli industriali”. E chi lavora quotidianamente su norme tecniche e conformità sa quanto pesi, in quell’elenco, la parola “standard”.
Sono onorata di far parte, insieme ad AI Open Mind, del team che sostiene lo sviluppo e la messa a terra di questa iniziativa.
Che cos’è AI AnthropoCosmic
Il progetto muove da una diagnosi: il modello di sviluppo oggi prevalente dell’intelligenza artificiale segue “una logica predatoria e competitiva”. L’alternativa proposta è un modello “collaborativo fondato sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla sostenibilità”, che guardi all’IA come a un “bene comune globale”. La precisazione, opportuna, è che “l’obiettivo non è rallentare l’innovazione tecnologica, ma orientarla verso il bene comune”: non un freno, dunque, ma una direzione.
Attorno all’Università Pontificia Salesiana si è formato un perimetro di soggetti che vale la pena leggere con attenzione, perché dice molto del taglio dell’iniziativa. Il partner operativo è AIopenmind, associazione senza fine di lucro che ha realizzato il sito del progetto e ospita i form di adesione. Il patrocinio istituzionale è di UNINFO, l’ente federato UNI che si occupa di tecnologie informatiche. La media partnership è di Media Duemila. Non è un dettaglio: il progetto dichiara espressamente la propria continuità con il lavoro avviato il 3 maggio 2024 nel Comitato Tecnico UNI/CT 533 presso UNINFO su “AI Act, Data Act, Data Governance and Standards”. Il filo che lega l’ispirazione umanistica alla normazione tecnica, insomma, è esplicito.
Le tre dimensioni: Uomo, Ambiente, Cosmo
L’architettura concettuale si articola su tre livelli concentrici. Il primo, Uomo e AI, riguarda la centralità della persona, i diritti umani, l’educazione critica, il lavoro e la democrazia. Il secondo, Uomo, AI e Ambiente, mette a tema la sostenibilità, la biodiversità e l’impatto energetico dei modelli, questione che il dibattito giuridico ha finora affrontato con una certa timidezza. Il terzo, Uomo, AI e Cosmo, guarda alla cooperazione tra Stati, alla governance globale, all’IA impiegata nello spazio e al quantum computing.
I diciotto “AI Laboratori del Domani”
La parte più interessante, per chi si occupa di standard, è la struttura dei “AI Laboratori del Domani”: diciotto ecosistemi settoriali tratti dal Report Tecnico ISO/IEC TR 24030:2024 “Information technology – Artificial intelligence (AI) – Use cases”, la cui mappatura è stata elaborata da Domenico Natale, socio onorario UNINFO. La scelta di ancorare i gruppi di lavoro a un documento ISO/IEC, anziché a una tassonomia inventata per l’occasione, è metodologicamente sobria e rende i contributi comparabili. Fra i diciotto ecosistemi figura anche il Settore legale: la professione forense, per una volta, non è trattata come spettatrice. L’adesione ai Laboratori avviene attraverso l’apposito form.
Il percorso: tre seminari, un convegno, un Libro Bianco
Il percorso si sviluppa lungo quattro vie di partecipazione, con scadenze precise. Tre seminari online e gratuiti ricalcano le tre dimensioni: “Uomo e IA” sabato 7 novembre 2026, “Uomo, IA e Ambiente” sabato 14 novembre 2026, “Uomo, IA e Cosmo” sabato 21 novembre 2026. Il convegno internazionale “AI Anthropocosmic: per un’IA a servizio dell’uomo, dell’ambiente e del cosmo” si terrà sabato 28 novembre 2026, in presenza e online, nell’Aula Paolo VI di Piazza dell’Ateneo Salesiano 1, a Roma, e produrrà un documento finale. La registrazione ai seminari e al convegno è aperta.
La quarta via è la Call for Paper per il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale, ed è quella con la scadenza più ravvicinata: 15 settembre 2026. Si tratta di contributi di massimo 3.500 caratteri, accompagnati da un abstract di massimo 500 parole, coerenti con uno o più dei diciotto Laboratori. I paper sono sottoposti alla valutazione di un Comitato Scientifico; quelli approvati saranno presentati nei seminari e nel convegno e pubblicati nella raccolta “AI Anthropocosmic – AI Laboratori del Domani”. L’invio avviene tramite l’apposito form, con trasmissione del file Word all’indirizzo fsc.aiopenmind@gmail.com. Della prima eco dell’iniziativa dà conto la rassegna stampa, che raccoglie fra gli altri gli articoli di ADVexpress (10 luglio 2026), di Media 2000 (12 luglio) e di Cavaliere News, a firma di Diana Daneluz. Sulla genesi e sull’impianto culturale del progetto si veda anche la presentazione pubblicata dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale.
Che cosa può fare, e che cosa non può, un Libro Bianco
Conviene essere precisi sul piano degli effetti. Un Libro Bianco non è una norma tecnica e non produce alcuna presunzione di conformità: raccoglie posizioni, le sottopone alla valutazione di un comitato scientifico e le organizza. Il suo valore sta a monte, nella fase in cui il dibattito è ancora aperto e i contenuti sono malleabili. Il canale attraverso cui quelle posizioni possono, eventualmente, entrare nel circuito della normazione è dichiarato dal progetto stesso: la continuità con il lavoro avviato nel Comitato Tecnico UNI/CT 533 presso UNINFO. È lì, e negli organismi europei e internazionali, che le idee diventano requisiti.
Per chi si occupa di diritto e di normazione tecnica, dunque, l’interesse dell’iniziativa non sta nella dichiarazione di principio, ma nel metodo: ancorare i gruppi di lavoro a un documento ISO/IEC anziché a una tassonomia inventata per l’occasione, sottoporre i contributi a valutazione, fissare scadenze. Ci si domanda se questo basterà a orientare davvero politiche pubbliche, standard tecnici e modelli industriali: la risposta dipenderà, come sempre, dalla qualità dei contributi che arriveranno entro il 15 settembre.




