Illustrazione su data center sottomarini e ambiente

Immagine creata con IAAI-generated image

Data center sottomarini: efficienza energetica e impatto ambientale

La crescita dei data center, spinta dall’intelligenza artificiale, aumenta il consumo di energia e di acqua per il raffreddamento. Tra le soluzioni sperimentate ci sono i data center sottomarini, che collocano i server sul fondale e usano l’acqua di mare per raffreddarli. Questa scheda raccoglie i dati sui consumi del settore, sugli impianti realizzati e sulle questioni ambientali ancora aperte.

La domanda di energia dei data center

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA, dall’inglese International Energy Agency), il consumo elettrico dei data center è stimato in circa 485 terawattora (TWh) nel 2025 e potrebbe quasi raddoppiare, arrivando a circa 950 TWh nel 2030, pari a circa il 3% della domanda elettrica mondiale. Nel 2025 la domanda dei data center è cresciuta del 17%, e quella dei centri dedicati all’intelligenza artificiale è aumentata ancora più rapidamente. L’IEA indica l’intelligenza artificiale come il principale motore di questa crescita. A pesare non è solo l’energia: il raffreddamento richiede grandi quantità d’acqua, e l’Agenzia rileva che i sistemi a liquido possono ridurre il consumo diretto d’acqua del 70-90% rispetto ad altre soluzioni. Il consumo dei centri dedicati all’intelligenza artificiale, sottolinea l’IEA, è destinato a triplicare entro il 2030, e la spesa in conto capitale di cinque grandi aziende tecnologiche, trainata dai data center, ha superato i 400 miliardi di dollari nel 2025. È questa pressione su energia, acqua e territorio a spingere la ricerca di soluzioni alternative di raffreddamento e localizzazione.

Come funzionano i data center sottomarini

L’idea è collocare i server in moduli sigillati sul fondale e usare l’acqua di mare come fonte di raffreddamento, pompandola attraverso radiatori posti dietro i rack. Secondo l’istituto di ricerca Merics, la Cina ha messo in funzione il primo data center sottomarino commerciale al mondo a Hainan e un modulo alimentato da eolico offshore a Shanghai. L’impianto di Hainan, la cui sperimentazione è iniziata nel 2023, colloca a 35 metri di profondità cabine con 24 rack ciascuna, per un massimo di circa 500 server (i centri più grandi ne ospitano oltre 10.000); l’ingegneria è guidata dall’azienda Highlander. Il modulo di Shanghai, secondo quanto riferito dalla stampa, è alimentato da un parco eolico e ospita circa 2.000 server, con un investimento intorno ai 226 milioni di dollari e una potenza dell’ordine dei 24 megawatt. La tecnologia era stata sperimentata da Microsoft nel 2018 (progetto Natick) e poi accantonata; negli Stati Uniti restano attive alcune startup come Subsea Cloud e NetworkOcean, quest’ultima alle prese, secondo le cronache, con ostacoli autorizzativi per una prova nella baia di San Francisco. Merics ricorda inoltre che l’impianto di Hainan, avviato in fase pilota nel 2023, ha inizialmente fornito archiviazione dati alla zona di libero scambio e agli operatori di telecomunicazioni, prima di aprirsi ai servizi cloud e alle aziende di intelligenza artificiale.

I vantaggi dichiarati

Secondo Merics, l’uso dell’acqua di mare rende l’impianto di Hainan dal 40 al 60% più efficiente sul piano energetico rispetto ai centri tradizionali, che raffreddano spruzzando acqua refrigerata. I sostenitori indicano inoltre un minor consumo di suolo e di acqua dolce e la possibilità di abbinare gli impianti all’energia eolica offshore, contenendo le emissioni. In un settore in forte espansione, questi margini di efficienza vengono presentati come un modo per limitare la crescita dei consumi legati all’intelligenza artificiale. L’IEA, dal canto suo, osserva che i guadagni ottenuti nel raffreddamento e nella localizzazione degli impianti incidono in misura crescente sul bilancio energetico e idrico complessivo dei data center, e per questo sono al centro della ricerca del settore.

Le questioni ambientali aperte

I vantaggi si accompagnano a incognite. Merics segnala che gli impatti ambientali dei data center sottomarini, in particolare sugli ecosistemi marini durante le ondate di calore, restano poco studiati. Restano aperte anche sfide ingegneristiche: la sigillatura dei moduli, la corrosività dell’acqua di mare, l’ambiente ad alta pressione e la difficoltà di manutenzione, che può richiedere il sollevamento in superficie di interi moduli. Tra i timori indicati dagli osservatori figurano il rilascio di calore nell’acqua, che potrebbe alterare gli ecosistemi locali, e lo smaltimento dei moduli a fine vita. C’è infine il tema della scala: gli impianti realizzati offrono una capacità media, lontana da quella dei grandi centri terrestri, che possono ospitare oltre 10.000 server, e non è ancora dimostrato che i guadagni di efficienza si mantengano su volumi maggiori.

Prospettive

Secondo Merics, se i primi progetti avranno successo i data center sottomarini alimentati da fonti rinnovabili potrebbero diffondersi rapidamente, in un contesto in cui ingenti investimenti si concentrano sull’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. Restano da definire il monitoraggio indipendente degli effetti sugli ecosistemi marini, gli standard tecnici e di manutenzione, e la verifica sul campo dei consumi di energia e acqua rispetto agli impianti tradizionali.

In dialogo con l’Agenda 2030

  • Obiettivo 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture). I data center sono infrastrutture critiche dell’economia digitale; le soluzioni sottomarine ne cercano una versione più efficiente.
  • Obiettivo 7 (Energia pulita e accessibile). L’abbinamento con l’eolico offshore e i guadagni di efficienza puntano a contenere i consumi energetici del settore.
  • Obiettivo 13 (Lotta contro il cambiamento climatico). Ridurre energia ed emissioni dei data center incide sul raggiungimento degli obiettivi climatici.
  • Obiettivo 14 (Vita sott’acqua). Gli effetti sugli ecosistemi marini, ancora poco studiati, sono il principale nodo ambientale aperto.

Fonti


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