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Il Trattato sull’alto mare entra in vigore: la nuova cornice per la biodiversità delle acque internazionali e la strada verso la prima Conferenza delle Parti

Il 17 gennaio 2026 è entrato in vigore l’Accordo delle Nazioni Unite sulla conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica marina delle zone situate al di fuori della giurisdizione nazionale, indicato con l’acronimo inglese BBNJ e noto anche come Trattato sull’alto mare. È il primo quadro giuridico vincolante dedicato alla biodiversità delle acque internazionali, che coprono quasi la metà del pianeta ed erano finora prive di una cornice specifica. La prima Conferenza delle Parti è convocata per il gennaio 2027.

Che cosa disciplina l’Accordo

L’alto mare comprende le zone marine che si trovano oltre la giurisdizione dei singoli Stati e rappresenta circa i due terzi degli oceani. L’Accordo BBNJ è un accordo attuativo della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e interviene su quattro ambiti principali. Il primo riguarda le risorse genetiche marine, con la ripartizione giusta ed equa dei benefici che ne derivano. Il secondo riguarda gli strumenti di gestione per zona, tra cui le aree marine protette (AMP). Il terzo riguarda le valutazioni di impatto ambientale per le attività pianificate. Il quarto riguarda lo sviluppo delle capacità e il trasferimento di tecnologia marina. A questi si aggiungono alcune questioni trasversali comuni ai quattro ambiti. L’obiettivo generale è dotare di regole comuni uno spazio che ospita ecosistemi tra i meno conosciuti e meno protetti del pianeta.

Dall’adozione del 2023 all’entrata in vigore del 2026

Il testo è stato adottato il 19 giugno 2023, dopo quasi due decenni di negoziati guidati, nella fase finale, dalla presidente Rena Lee di Singapore. L’Accordo è stato aperto alla firma il 20 settembre 2023 ed è rimasto aperto fino al 20 settembre 2025. Per l’entrata in vigore erano necessarie sessanta ratifiche: la soglia è stata raggiunta il 19 settembre 2025 e, in base all’articolo 68, l’Accordo è diventato vincolante centoventi giorni dopo, il 17 gennaio 2026. All’inizio del 2026 le Parti superavano quota ottanta e il numero ha continuato a crescere; il dato aggiornato è pubblicato nella Raccolta dei Trattati delle Nazioni Unite.

Gli obblighi che si applicano dal primo giorno

Alcuni obblighi valgono dall’entrata in vigore, mentre altri dipendono dall’avvio delle istituzioni previste. Tra quelli immediati, ogni attività pianificata sotto il controllo di una Parte che possa incidere sull’alto mare o sui fondali deve seguire le procedure di valutazione di impatto ambientale stabilite dall’Accordo, e i governi devono renderne pubblica la notifica. Le Parti sono inoltre tenute a promuovere gli obiettivi dell’Accordo quando partecipano ad altri organismi, per esempio quelli che disciplinano la navigazione, la pesca e lo sfruttamento minerario dei fondali marini. Gli strumenti che richiedono nuovi organi, come l’istituzione di aree marine protette, potranno operare una volta definito l’assetto istituzionale.

La ratifica dell’Unione europea

Il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la decisione sulla conclusione dell’Accordo, per conto dell’Unione, il 17 giugno 2024. L’Unione europea ha depositato il proprio strumento di ratifica il 28 maggio 2025, insieme a sei Stati membri: Cipro, Finlandia, Lettonia, Portogallo, Slovenia e Ungheria. L’Unione partecipa in quanto organizzazione regionale di integrazione economica; le modalità di voto per organizzazioni di questo tipo figurano tra i punti ancora in discussione in vista della prima Conferenza delle Parti.

Verso la prima Conferenza delle Parti

La preparazione dell’assetto istituzionale e finanziario è stata affidata a una Commissione preparatoria, riunitasi in tre sessioni: nell’aprile 2025, nell’agosto 2025 e infine tra il marzo e l’aprile 2026, con chiusura il 2 aprile 2026 presso la sede delle Nazioni Unite a New York. I lavori, coordinati dai copresidenti Janine Coye-Felson del Belize e Adam McCarthy dell’Australia, hanno prodotto un rapporto con raccomandazioni e progetti di decisione da trasmettere alla Conferenza. Sono stati registrati progressi sul fondo fiduciario volontario, sul fondo speciale, su un memorandum d’intesa con il Fondo per l’ambiente mondiale (GEF) e sul meccanismo di scambio di informazioni. Restano aperti, tra gli altri, il regolamento interno della Conferenza, le regole finanziarie e il modello e la sede del Segretariato, per la quale si sono candidati Cina, Cile e Belgio. La prima Conferenza delle Parti si terrà a New York dall’11 al 22 gennaio 2027.

Prospettive

La prima Conferenza delle Parti, in programma dall’11 al 22 gennaio 2027, è chiamata ad adottare l’assetto istituzionale e finanziario preparato dalla Commissione preparatoria e a decidere la sede e il modello del Segretariato. Sul piano operativo, l’obiettivo dichiarato è la creazione della prima generazione di aree marine protette in alto mare entro il 2030, strumento indicato come necessario per il traguardo internazionale di proteggere il 30 per cento degli oceani entro quella data. L’efficacia dell’Accordo dipenderà dall’ampiezza delle ratifiche e dalla concreta attuazione. Restano da definire diverse regole procedurali e finanziarie, oltre alle modalità di elezione dei membri degli organi sussidiari, alcune delle quali potrebbero essere rinviate alle sessioni successive alla prima.

In dialogo con l’Agenda 2030

  • Obiettivo 14 (La vita sott’acqua). L’Accordo fornisce per la prima volta lo strumento giuridico per istituire aree marine protette nelle acque oltre la giurisdizione nazionale.
  • Obiettivo 13 (Lotta contro il cambiamento climatico). L’oceano assorbe calore e anidride carbonica e regola il clima, e la sua tutela è collegata agli obiettivi climatici.
  • Obiettivo 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide). L’Accordo estende lo Stato di diritto a uno spazio comune finora privo di una cornice dedicata.
  • Obiettivo 17 (Partnership per gli obiettivi). Sviluppo delle capacità, trasferimento di tecnologia e cooperazione multilaterale sono parte integrante dell’Accordo.

Fonti


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