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Il quadro strategico successivo al 2030 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione: i lavori della COP17 di Ulaanbaatar

La diciassettesima sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (United Nations Convention to Combat Desertification, UNCCD) si svolge a Ulaanbaatar, in Mongolia, dal 17 al 28 agosto 2026, sul tema Restoring Land. Restoring Hope. Tra i punti all’ordine del giorno figura la preparazione del quadro strategico della Convenzione per il periodo successivo al 2030, oggi affidata a un gruppo di lavoro intergovernativo. Questa scheda ricostruisce lo stato dei lavori sulla base dei documenti ufficiali della sessione.

La Convenzione e il quadro strategico 2018-2030

La UNCCD e’ una delle tre convenzioni nate dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, insieme a quelle su clima e biodiversita’, e conta 197 Parti (196 Paesi e l’Unione europea). Il suo quadro strategico per il periodo 2018-2030 costituisce il riferimento generale di politica e di attuazione per le azioni contro la desertificazione e il degrado del suolo e per la mitigazione degli effetti della siccita’. Come ricorda il documento ICCD/COP(17)/2, la visione di quel quadro e’ allineata al traguardo 15.3 degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e gli obiettivi strategici riguardano il ripristino degli ecosistemi, i mezzi di sussistenza, la resilienza alla siccita’, i benefici ambientali globali e la mobilitazione delle risorse.

Il concetto operativo attorno a cui ruota l’attuazione e’ la neutralita’ del degrado del suolo (Land Degradation Neutrality, LDN), definita come lo stato in cui quantita’ e qualita’ delle risorse di terra necessarie a sostenere funzioni e servizi ecosistemici restano stabili o aumentano. Secondo il segretariato, 131 Paesi hanno aderito al programma volontario di definizione degli obiettivi LDN e il 70 per cento delle terre libere dai ghiacci risulta gia’ alterato dall’attivita’ umana, con effetti su oltre 3,2 miliardi di persone. Secondo la pagina di presentazione della COP17, il degrado interessa fino al 40 per cento delle terre del pianeta.

Il mandato del gruppo di lavoro intergovernativo

Alla sedicesima sessione della Conferenza delle Parti, tenuta a Riyad dal 2 al 13 dicembre 2024, le decisioni 4/COP.16 e 7/COP.16 hanno istituito il Gruppo di lavoro intergovernativo sul futuro quadro strategico della Convenzione (Intergovernmental Working Group on the Future Strategic Framework, IWG-FSF). Il mandato prevedeva due compiti: individuare gli elementi chiave, che possono comprendere obiettivi e traguardi, per un quadro strategico successivo al 2030, e analizzare gli indicatori attualmente usati per la rendicontazione nazionale nell’ambito del quadro 2018-2030, per migliorarne pertinenza, praticabilita’ e adeguatezza rispetto alle capacita’ delle Parti.

I termini di riferimento del gruppo sono stati approvati dall’Ufficio di presidenza della Conferenza nell’aprile 2025. Sono seguite consultazioni informali durante la ventitreesima sessione del Comitato per l’esame dell’attuazione della Convenzione (CRIC 23), una prima riunione in presenza che ha prodotto la visione, due cicli di consultazioni regionali e una seconda riunione in presenza dal 24 al 26 marzo 2026, nella quale gli elementi chiave sono stati individuati per consenso. La relazione finale, datata 30 giugno 2026, e’ stata trasmessa alla COP17 come documento ICCD/COP(17)/2.

La visione e gli elementi chiave individuati

La visione proposta per il quadro successivo al 2030 descrive, nel testo inglese del documento, un mondo in cui terre sane e gestite in modo sostenibile rafforzano il benessere umano resiliente e inclusivo e la sicurezza alimentare, sostengono i servizi ecosistemici e consentono alle societa’ di affrontare la siccita’ e le altre pressioni crescenti sul suolo.

Il gruppo ha individuato sedici elementi chiave, presentati senza ordine di priorita’: sensibilizzazione e comunicazione; rafforzamento delle capacita’; mobilitazione delle risorse; cooperazione; condivisione delle conoscenze; monitoraggio e valutazione; gestione proattiva della siccita’, resilienza e preparazione; sicurezza alimentare; gestione sostenibile di terra e acqua; diritti e regimi fondiari; inclusione; parita’ di genere; tempeste di sabbia e polvere; interfaccia tra scienza e politica; attuazione efficace; sinergie e coerenza delle politiche. Il documento indica inoltre che la neutralita’ del degrado del suolo puo’ continuare a fungere da concetto operativo e che nell’attuazione si fara’ pieno ricorso alle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale.

Sul fronte degli indicatori, il gruppo ritiene che il lavoro futuro debba basarsi sui nuovi elementi chiave e tenere conto delle lezioni tratte dai processi di rendicontazione del 2026, con un sistema che rifletta guadagni e perdite di capitale naturale e i cambiamenti nella salute di pascoli, terreni agricoli e suoli, applicabile in modo flessibile ai contesti nazionali. Il documento segnala anche che le Nazioni Unite torneranno a occuparsi dell’agenda successiva al 2030 entro il 2027.

Gli altri punti all’ordine del giorno della COP17

Accanto al quadro strategico, la sessione esamina una serie di dossier documentati dal segretariato: l’advocacy in materia di siccita’ (ICCD/COP(17)/11), pascoli e pastori (ICCD/COP(17)/10), il ruolo delle misure adottate nell’ambito della Convenzione rispetto alla desertificazione come fattore di migrazione (ICCD/COP(17)/8), il seguito su genere, regimi fondiari e tempeste di sabbia e polvere (ICCD/COP(17)/9) e il programma e bilancio per il biennio 2027-2028 (ICCD/COP(17)/7). Il Comitato per la scienza e la tecnologia esamina orientamenti tecnici per la pianificazione in materia di aridita’ e siccita’ tra le convenzioni di Rio e il Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi, oltre a un documento sul degrado dei suoli agricoli. Al CRIC 24 e’ assegnata la relazione del Meccanismo globale sui flussi finanziari e sulle questioni relative al traguardo 15.3.

Il programma prevede il segmento di alto livello nella seconda settimana, con tre dialoghi ministeriali (meccanismi finanziari innovativi, resilienza alla siccita’, ripristino dei pascoli e benessere delle comunita’ pastorali) e quattro giornate tematiche dal 24 al 27 agosto dedicate a finanza, acqua, terra e persone, sistemi alimentari e salute dei suoli, riunite nella cosiddetta Riyadh-Ulaanbaatar Action Agenda. La sessione si tiene durante l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite: secondo il segretariato i pascoli coprono piu’ della meta’ della superficie terrestre e sostengono i mezzi di sussistenza di circa 500 milioni di persone. Il Paese ospitante, con un territorio di 1,56 milioni di chilometri quadrati, riporta quasi il 77 per cento di terre degradate.

Il contesto europeo

Nel monitoraggio pubblicato da Eurostat il 3 giugno 2026, l’Unione europea risulta essersi allontanata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla vita sulla terra (Obiettivo 15) e all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari (Obiettivo 6), a causa della perdita di biodiversita’, della scarsita’ idrica e del peggioramento della qualita’ dell’acqua. Sul piano normativo, la direttiva (UE) 2025/2360 sul monitoraggio e la resilienza del suolo, proposta dalla Commissione nel luglio 2023 e adottata dal Consiglio il 29 settembre 2025, e’ entrata in vigore il 16 dicembre 2025 ed e’ il primo atto dell’Unione dedicato ai suoli. La direttiva istituisce sistemi nazionali di monitoraggio basati su una metodologia comune, con obblighi di rendicontazione alla Commissione e all’Agenzia europea dell’ambiente, disciplina i siti contaminati e introduce principi di mitigazione del consumo di suolo, senza fissare obiettivi vincolanti. Gli Stati membri hanno tre anni dall’entrata in vigore per il recepimento. Secondo la Commissione, dal 60 al 70 per cento dei suoli europei si trova in condizioni non sane, con un costo stimato superiore a 50 miliardi di euro l’anno.

Prospettive

La COP17 si chiude il 28 agosto 2026. Sul quadro successivo al 2030 il gruppo di lavoro propone alle Parti di accogliere la relazione, di estendere e ampliare il proprio mandato per il biennio 2026-2028 con il compito di completare una proposta di quadro strategico e di proseguire il lavoro sugli indicatori, subordinatamente alla disponibilita’ di risorse. Restano quindi da definire la struttura del futuro quadro, gli eventuali obiettivi e traguardi quantificati e il sistema di indicatori per la rendicontazione nazionale; fino ad allora resta applicabile il quadro strategico 2018-2030. Il calendario si intreccia con la revisione dell’agenda successiva al 2030 annunciata in sede di Nazioni Unite entro il 2027. Nell’Unione europea la prossima tappa e’ il recepimento della direttiva sul monitoraggio del suolo da parte degli Stati membri.

In dialogo con l’Agenda 2030

  • Obiettivo 15 (La vita sulla terra). Il traguardo 15.3 sulla neutralita’ del degrado del suolo e’ il riferimento esplicito del quadro strategico della Convenzione.
  • Obiettivo 2 (Sconfiggere la fame). Sicurezza alimentare e salute di terreni agricoli e pascoli figurano tra gli elementi chiave individuati per il periodo successivo al 2030.
  • Obiettivo 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari). La gestione integrata di terra e acqua e la resilienza alla siccita’ sono tra i temi negoziali e delle giornate tematiche della sessione.
  • Obiettivo 13 (Lotta contro il cambiamento climatico). Il degrado del suolo e la siccita’ sono trattati in raccordo con le altre convenzioni di Rio e con il Quadro di Sendai.
  • Obiettivo 17 (Partnership per gli obiettivi). Mobilitazione delle risorse, cooperazione e coerenza delle politiche sono elementi ricorrenti della relazione del gruppo di lavoro.

Fonti


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