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Giovani, lavoro e divari digitali: la Giornata internazionale della gioventù 2026

Il 12 agosto 2026 le Nazioni Unite osservano la Giornata internazionale della gioventù con il tema “Different Contexts, Common Aspirations”. La ricorrenza cade a ridosso della pubblicazione del rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro sull’occupazione giovanile e in un anno in cui i dati su lavoro, istruzione e connettività restituiscono un quadro disomogeneo a meno di cinque anni dalla scadenza dell’Agenda 2030.

La Giornata internazionale della gioventù e il tema del 2026

La nota concettuale pubblicata dalla Divisione per lo sviluppo sociale inclusivo del Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN DESA) articola il tema del 2026 in tre sottotemi: Global Solidarity, Shared Challenges e Youth Innovation. L’osservanza si concentra sui giovani che vivono nei Paesi meno avanzati (Least Developed Countries, LDCs), nei Paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare (Landlocked Developing Countries, LLDCs) e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo (Small Island Developing States, SIDS).

La commemorazione ufficiale consiste in una campagna digitale globale rivolta alle reti giovanili, agli Stati membri e alle agenzie delle Nazioni Unite. La nota concettuale collega il tema a strumenti già esistenti: il SAMOA Pathway per i piccoli Stati insulari, il Doha Programme of Action per i Paesi meno avanzati, l’Awaza Programme of Action per i Paesi senza sbocco sul mare, il World Programme of Action for Youth (WPAY), la Declaration on Future Generations e la Doha Political Declaration adottata al Second World Summit for Social Development, svoltosi a Doha dal 4 al 6 novembre 2025.

Occupazione giovanile e NEET nei dati globali

Il rapporto Employment and Social Trends 2026, pubblicato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (International Labour Organization, ILO) il 14 gennaio 2026, colloca la disoccupazione globale al 4,9 per cento nel 2026 e stima in 408 milioni il divario complessivo fra domanda e offerta di lavoro retribuito. Circa 300 milioni di lavoratori vivono in condizioni di povertà lavorativa estrema e 2,1 miliardi restano in occupazione informale.

Per la componente giovanile il quadro è più critico della media. Secondo lo stesso rapporto la disoccupazione giovanile globale si attesta al 12,4 per cento, mentre il 20 per cento dei giovani, circa 260 milioni di persone, non lavora e non è inserito in percorsi di istruzione o formazione (Not in Employment, Education or Training, NEET). La nota concettuale delle Nazioni Unite osserva che i giovani hanno una probabilità di essere disoccupati quasi tripla rispetto agli adulti e che nei Paesi a basso reddito lavorano più spesso in attività informali, senza contratto, retribuzione stabile o protezione sociale. Nei Paesi a basso reddito, aggiunge l’ILO, l’occupazione è prevista in crescita del 3,1 per cento nel 2026, ma la debolezza della produttività rende molti dei nuovi posti di lavoro di bassa qualità.

Accesso a Internet e qualità della connessione

Il rapporto Facts and Figures 2025 dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni (International Telecommunication Union, ITU), pubblicato il 17 novembre 2025, stima in 6 miliardi le persone che usano Internet nel 2025, circa tre quarti della popolazione mondiale, e in 2,2 miliardi quelle che restano offline, il 96 per cento delle quali in Paesi a basso e medio reddito. Usa Internet il 94 per cento delle persone nei Paesi ad alto reddito contro il 23 per cento nei Paesi a basso reddito.

Fra i giovani l’uso è più diffuso. L’82 per cento delle persone fra i 15 e i 24 anni usa Internet, dieci punti percentuali in più rispetto al resto della popolazione (72 per cento), e in questa fascia la soglia di universalità, fissata dall’ITU a una penetrazione di almeno il 95 per cento, è già raggiunta in Europa, nella regione della Comunità di Stati indipendenti e nelle Americhe. Nei Paesi a basso reddito i giovani della stessa fascia hanno una probabilità di usare Internet 1,9 volte superiore a quella del resto della popolazione, il divario generazionale più ampio fra tutti i gruppi di reddito. La nota concettuale delle Nazioni Unite, che utilizza dati ITU riferiti al 2023, indica che nei Paesi meno avanzati risulta connesso solo il 34 per cento dei giovani.

Il rapporto sposta poi l’attenzione dalla presenza della connessione alla sua qualità. Le reti 5G coprono il 55 per cento della popolazione mondiale, con l’84 per cento nei Paesi ad alto reddito e il 4 per cento in quelli a basso reddito, e un utente tipo di un Paese ad alto reddito genera quasi otto volte più dati mobili di un utente di un Paese a basso reddito. Il prezzo mediano di un paniere di banda larga mobile è diminuito, ma resta non accessibile in circa il 60 per cento dei Paesi a basso e medio reddito.

Il quadro europeo e l’obiettivo per il 2030

Secondo i dati diffusi da Eurostat il 28 maggio 2026, nel 2025 la quota di giovani fra i 15 e i 29 anni in condizione NEET nell’Unione europea è pari all’11,0 per cento, in calo rispetto all’11,1 per cento del 2024 e al 15,2 per cento del 2015. L’obiettivo fissato nel quadro del Pilastro europeo dei diritti sociali è ridurre la quota al 9 per cento entro il 2030. Il valore varia con l’età: 5,3 per cento fra i 15 e i 19 anni, 12,8 per cento fra i 20 e i 24, 14,7 per cento fra i 25 e i 29.

Le quote più basse si registrano nei Paesi Bassi (5,3 per cento), in Svezia (5,9 per cento) e in Slovenia (7,6 per cento), le più alte in Romania (19,2 per cento), Bulgaria (13,8 per cento) e Grecia (13,6 per cento). Fra il 2015 e il 2025 la quota è diminuita in 22 Stati membri su 27, con le riduzioni maggiori in Italia (12,4 punti percentuali, dal 25,7 al 13,3 per cento), Grecia (10,5 punti) e Croazia (9,0 punti).

Contesti fragili e determinanti sociali

La nota concettuale elenca gli ostacoli ricorrenti nei tre gruppi di Paesi al centro del tema 2026: barriere all’istruzione di qualità, in particolare nelle aree rurali e nei contesti colpiti da povertà, conflitti e disastri climatici; quote elevate di giovani in condizione NEET, con un impatto maggiore sulle giovani donne per effetto dei carichi di cura e delle norme sociali; copertura debole della protezione sociale, legata a spazio fiscale limitato e a un elevato onere del debito; costi di connessione alti e infrastrutture non affidabili. Lo stesso documento segnala che i piccoli Stati insulari in via di sviluppo contribuiscono a meno dell’1 per cento delle emissioni globali di gas serra pur essendo fra i più esposti agli effetti del cambiamento climatico, e che fra il 1970 e il 2020 hanno subito perdite per circa 153 miliardi di dollari statunitensi a causa di eventi meteorologici, climatici e idrici.

Sul piano del benessere, il World Youth Report dedicato alla salute mentale dei giovani, presentato da UN DESA e illustrato in una nota del 10 febbraio 2026, adotta un approccio per determinanti sociali ed esamina il modo in cui istruzione, lavoro, dinamiche familiari, povertà, ambienti digitali, atteggiamenti sociali e cambiamento climatico incidono sugli esiti di salute mentale.

Prospettive

L’Organizzazione internazionale del lavoro ha annunciato il 3 agosto 2026 la pubblicazione del rapporto Global Employment Trends for Youth 2026, preceduta da un briefing per la stampa l’11 agosto e soggetta a embargo fino alle 23:00 di Ginevra dello stesso giorno; il rapporto aggiornerà l’analisi globale e regionale sui mercati del lavoro giovanili. Il 12 agosto prende avvio la campagna digitale delle Nazioni Unite collegata al tema dell’anno. Nell’Unione europea l’obiettivo del 9 per cento al 2030 richiede una riduzione di due punti percentuali rispetto al dato del 2025, a fronte di un calo di 0,1 punti nell’ultimo anno. Restano da definire le misure nazionali con cui gli impegni della Doha Political Declaration e del World Programme of Action for Youth saranno tradotti in politiche per l’occupazione, l’istruzione e la protezione sociale dei giovani.

In dialogo con l’Agenda 2030

  • Obiettivo 4 (Istruzione di qualità). L’accesso a percorsi di istruzione e formazione è il primo fattore che separa i giovani in condizione NEET dal resto della popolazione giovanile.
  • Obiettivo 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica). Disoccupazione giovanile al 12,4 per cento e diffusione del lavoro informale misurano la distanza dagli obiettivi sull’occupazione piena e produttiva.
  • Obiettivo 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture). Copertura 5G, costi di accesso e affidabilità delle reti determinano le possibilità di studio, lavoro e partecipazione online.
  • Obiettivo 10 (Ridurre le disuguaglianze). I divari fra gruppi di reddito, fra aree urbane e rurali e fra generazioni si sommano nelle condizioni di vita dei giovani.
  • Obiettivo 13 (Lotta contro il cambiamento climatico). Nei piccoli Stati insulari gli eventi estremi interrompono istruzione e occupazione e sottraggono risorse ai programmi rivolti ai giovani.
  • Obiettivo 17 (Partnership per gli obiettivi). I programmi d’azione per LDCs, LLDCs e SIDS e la Doha Political Declaration definiscono il quadro di cooperazione richiamato dal tema del 2026.

Fonti


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